PREMESSA

… dal “Crhonicon” (Farfense??) apprendiamo che Carlomanno - (707 – 754), figlio di Carlo Martello e Maestro di Palazzo del regno franco d'Austrasia - fece due donazioni, nel 747, al Monastero Benedettino di S. Maria in Fulmine, un "Fundus Seriani" ed un "Fundus Corbiani”. Il primo doveva trovarsi nei dintorni di Soriano al Cimino, mentre il secondo comprendeva il territorio di Corviano, donde il toponimo.

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LE CASE IPOGEE

L’area, data la particolare conformazione geofisica, era particolarmente adatta, con le sue balze, forre, dirupi e torrenti che l’attraversavano, ad ospitare l’uomo, dove poteva agevolmente vivere, difendersi, costruire le sue abitazioni, disporre di risorse idriche e procurarsi facilmente del cibo.

Numerosi manufatti in pietra, rinvenuti nei depositi fluviali od anfratti rocciosi, attestano la presenza nel nostro territorio dell’uomo preistorico, come del resto in tutte le altre parti della Tuscia o Maremma Laziale, dopo che si erano stabilizzati i diffusi fenomeni vulcanici.

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Non mancano resti di fondi di capanne appenniniche, riconoscibili da spiazzi circolari su roccia, con profondi fori simmetrici, per posare grossi pali per l’alzato delle abitazioni. Mentre il passaggio dell’uomo etrusco e/o falisco è visibile un po’ ovunque, in particolare qui ci si propongono abitazioni scavate nella roccia, in ottimo stato di conservazione, tratti di mura poligonali ed una mola posta su un naturale sbarramento del torrente Martellozzo. Presenti anche “pestarole” per la preparazione dell’ottimo vino e dell’olio d‘oliva.

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CORVIANO

Corviano si trova appena fuori della Selva Cimina, che i Romani si imposero di varcare per impossessarsi delle ricchezze dell’Etruria. Gli abitanti del luogo, al tramonto dello stesso giorno della conquista romana, furono sottomessi e “traslati” alla maniera usa dei conquistatori. Si consideri che la Battaglia del Lago Vadimone, fu combattuta pochi chilometri più avanti del nostro luogo, in direzione est verso il Tevere, ove il piccolo specchio d’acqua, di appena 100 metri di diametro è ancora visibile.

Questo scontro militare sancì quasi definitivamente il tramonto del popolo etrusco che, malgrado una incomprensibile tregua quarantennale, non riuscì a riorganizzare difese ed esercito.

Gli innumerevoli centri etruschi disseminati nell’area, superato lo shock della deportazione conseguente la conquista romana, ed un relativo “allentamento” del controllo territoriale, ritornarono ad essere abitati senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri, malgrado le imposizioni del popolo egemone. Non è il caso di Corviano ove lo studio delle emergenze archeologiche attesta la frequenza dell’uomo soltanto fino al XIII secolo.

Mentre circoliamo nei boschi della Selva, senza difficoltà, inciampiamo di tutto del passato. Massi erratici scolpiti, aree sacre cristiane, altre destinate a divinità pagane (Fuflun in Santa Cecilia), tratti di mura protettive, case ipogee, abitati preistorici in grotta, ruderi di un castello in stato di grave abbandono, privo della sua storia, appartenente all’Alto Medio Evo.

Fig 4

I ruderi di una chiesa posta in luogo panoramico, di sicura matrice longobarda, affiancata da vari sarcofagi antropoidali, lasciano supporre che anche il castello fosse appartenuto ai Longobardi

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Fig 6

Si tramanda che nel XIII secolo gli Orsini, cacciati dal luogo i “Guastapane” (famiglia di origine longobarda), divennero proprietari del castello, rimaneggiandolo, ma che poi dovettero difendere dai viterbesi, i quali comunque lo diroccarono intorno al 1304. Non ci è data la possibilità di conoscere se, dopo tale data, cessò di prosperare completamente la vita a Corviano. Ma l’abbandono della Via Ferentiensis, che procedeva da Falerii a Ferento, e transitava lì prossima, può essere l’inizio di un isolamento generale cui ancora oggi il territorio soffre.

Questo notevole patrimonio archeologico a volte risulta orfano e non c’è nessuno che possa parlarci del suo passato. Le persone che si incontrano nei campi, per i boschi, la maggior parte delle volte forniscono informazioni superficiali sul luogo. E di questo ce ne rendiamo conto per lo “stress” cui furono sottoposti i territori italiani, in senso generalizzato, nelle passate generazioni, a partire dalle popolazioni appenniniche e fino alla fine della seconda guerra mondiale (2000 a.C. - 1944).

LE INVASIONI DEL TERRITORIO ITALIANO – SINTESI

Nel corso del II millennio A.C., a più ondate migratorie, l’Italia è stata interessata da flussi di popolazioni indoeuropee. Ma all’alba del I millennio ogni canto del nostro “stivale” aveva la sua brava popolazione dominante.

Al Nord-ovest c’erano i Celti, Liguri e Camuni. Il Nord-est era abitato da Veneti, Reti e Castellieri. Gli Etruschi detenevano l’Italia Centrale con egemonie fino all’attuale Emilia Romagna e Campania. La parte centrale del territorio veniva condivisa, da questi, in buona armonia con popolazioni con le quali avevano molte similitudini, e forse la solita origine, quali quelle Umbre (Osco-Umbre), Latine e Falische. L’Abruzzo, e parte della Campania, erano prerogativa dell’orgogliosa popolazione Sannitica, la Puglia degli Illiri.

Nel periodo di dominio dell’impero romano, le “nostre regioni”, site in quel che oggi si configura la nazione italiana, hanno conosciuto un periodo forse di eccessiva tranquillità fino quasi all’abbandono di certe attività economiche. Soltanto l’area romana ed il suo suburbio, fruiva fortemente dei benefici derivanti dalle conquiste extra “europee” delle legioni.

Le varie isole maggiori furono oggetto di periodiche immigrazioni. Nella Sardegna dopo le popolazioni pre-nuragiche, di cui non si conosce la provenienza, troviamo le nuragiche (1700 – 1000 a.C.), che condivisero l’isola, intorno al 1000 a.C., con genti Fenicie, Puniche ed infine Romane. I nuragici discendono presumibilmente dai Popoli del Mare, gli Shardana. Questo ceppo etnico fu scacciato dalla Foce del Nilo dal Faraone Ramses III perché, assieme agli Ekwesh (gli Achei?), ai Teresh (gli etruschi?), ai Lukka (i Turchi?) ed i Shekelesh (i Siculi?), occupavano tutto il Delta del Nilo, rappresentando un pericolo per il popolo egizio.

La Sicilia ebbe i suoi bravi Siculi, Sicani Greci ed Elimi.

LE INVASIONI BARBARICHE

Nel primo millennio D. C. la Penisola Italica, viene invasa, ad ondate successive, da popolazioni barbare. Nel 400 è il turno dei Visigoti che conquistano Roma e giungono fino a Cosenza. Seguono gli Unni di Attila e nel 600 i Longobardi, a gara con i Bizantini. Mentre verso la fine del nono secolo è la volta dei Franchi. I Normanni raggiungono il sud Italia intorno al 1000, mentre nel XII secolo, nell’area centro meridionale del Paese, compaiono gli Svevi con Federico Barbarossa, Federico II ed altri. Fu poi il tempo delle egemonie francesi, spagnole ed austriache.

Giungiamo, infine, alla unificazione del Regno d’Italia, con la quale si voleva dar vita ad una nazione con una propria autonomia politica ed economica. Ma, in barba a tanti martiri ed eroi, illusi di aver sacrificato la propria vita per una sacra causa nelle “guerre per l’indipendenza”, la nazione italiana, una volta costituita, viene consegnata su un piatto d’argento alla dinastia savoiarda, filo-francese.

Vani 16 FEBBRAIO 2014


LE FOTO
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